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Heart

ho provato meraviglia per un cuore sull’asfalto.
non avevo mai visto un buco a forma di cuore sulla strada. e a me, che il cuore mi fa pensare subito a cose belle, ha riempito di meraviglia…
certo non è geometricamente perfetto, non è l’unico e non è funzionale (anzi). ma io mi sono innamorata di quella forma inaspettata, lì, in quel luogo.

ecco, non è che sia proprio una strada di passaggio, a Porcino di Caprino Veronese, provincia di Verona. però ci abitano persone e ne passano anche. mentre facevamo le foto un signore è uscito da una casa di fronte a quel pezzettino di strada e io ho avuto la certezza che forse nessuno si è davvero mai accorto di quel cuore di cemento. voleva vedere cosa stessimo facendo, e tutto sorpreso (e anche un po’ orgoglioso che ci fosse dell’interesse ai suoi luoghi) ci ha chiesto se l’avessimo fatto noi il cuore o se c’era già…

nel nostro mondo,
sui nostri passi,
davanti ai nostri occhi,
dentro e fuori di noi,
ovunque,
c’è bellezza!

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Father’s Day

quando ero alla scuola elementare, ho scritto una poesia per mio papà, ispirandomi infantilmente alla tendenza letteraria dell’ermetismo di Ungaretti e Montale, a me molto cara. non ho mai saputo se gli sia piaciuta…
e questa mattina, che vergognosamente gli ho fatto gli auguri con un messaggio wathsapp, so per certo che non gli è mai arrivato. perso chissà dove nei gangli della rete…

fortunatamente negli ultimi anni ho imparato a non dare troppo peso alle aspettative, a godere del momento. la vita è piena di sorprese e cambi di rotta, e noi protagonisti, stanchi o no, pronti o no, convinti o no, si deve non perdere mai di vista il nostro remo: le forze e la volontà sono un po’ la nostra certezza, perché l’orizzonte cambia continuamente, la direzione ci viene modificata, il paesaggio attorno si trasforma all’improvviso… a volte ci svegliamo la mattina e l’imbarcazione su cui ci siamo addormentati la sera prima non è più la stessa.
prendere in mano il remo, nonostante i timori e la fatica e le perplessità di un panorama nuovo credo sia sempre una condizione della capacità di accettazione e di volontà. l’equilibrio sottile e delicato che attraversa le nostre scelte, fa sempre pendere il peso sulla nostra capacità di reazione positiva o negativa. e non c’è una scelta giusta o sbagliata in assoluto. ma il cambiamento è sempre in atto.

come la famiglia di quel ragazzo, che sta lottando tra la vita e la morte perché un giorno qualsiasi uno streptococco ha incontrato il suo organismo, che in tre giorni ha modificato priorità, direzione, paesaggio… a loro solamente spetta la scelta di pensare alla vita. dire sì alla vita. sì a tutte le meraviglie che comunque sono davanti ai loro occhi. scegliere sì. qui e ora.

a mio papà devo la vita (regalo insostituibile e il più elevato per importanza) e tre grandi insegnamenti: l’umiltà, la capacità di sana pazzia e la continua ricerca di conoscenza.

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thanks G

 

 

 

 

Freya Madeleine Stark

in questo ultimo periodo sono stata risucchiata dalla vita… e posso dire che non è stato un “rapimento” nell’accezione romantica del termine… è stato un vero e proprio vortice che mi ha portato via energie, tempo, forze, volontà… sono stata male e ammalata più volte, senza potermi fermare. tranne per un’ora. in cui mi sono concessa di accendere la televisione, strumento abbastanza sconosciuto a me, imbattendomi casualmente (se si crede al caso) in Freya Stark.

una donna straordinaria. vissuta tra la fine dell’ottocento e la fine del novecento, che viaggiò in terre poco note e lasciò importantissime testimonianze dei suoi pellegrinaggi. si interessò di cartografia e di archeologia.
scriveva e documentava tutti i suoi viaggi con disegni dettagliati, parole ricche di particolari, mappe innovative. camminava. guardava e osservava. e molto spesso capiva. comprendeva molto profondamente i luoghi che visitava. entrava nella cultura e nel pensiero autoctono con grande apertura e libertà e accoglienza. la stessa che trovava lei in ogni suo incontro.
perché il fine supremo dei continui viaggi di Freya era proprio “l’incontro con il meglio della natura umana”.

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la sua sete di umanità, intesa come ricchezza nello scambio, è un messaggio che condivido pienamente, che mi porto nella borsa tutti i giorni, e che cerco di avere davanti agli occhi in tutti i momenti della quotidianità, senza dover per forza aspettare un viaggio o un incontro con individui lontani dal mio mondo.
considero il viaggio come un’immagine, un’allegoria, una metafora della capacità di affrontare le stesse sfide con occhi e cuore e mani sempre nuovi. in un’ottica di condivisione e amore.

«Se mi si chiedesse di elencare i piaceri del viaggio, direi che questo è uno dei più importanti: che così spesso ed inaspettatamente si incontra il meglio della natura umana, e vederlo così, di sorpresa e spesso in situazioni talmente improbabili, si arriva, con un piacevole senso di gratitudine, a realizzare quanto ampiamente siano sparse nel mondo la bontà e la cortesia e l’amore per le cose immateriali, che fioriscono in ogni clima, su qualsiasi terreno.»

 

 

New Year’s Eve

non prendere alla leggera
il male che fai,
pensando che non ti tocchi.
una brocca si riempie
d’acqua che cade goccia a goccia.

non prendere alla leggera
il bene che fai,
pensando che non ti tocchi.
una brocca si riempie
d’acqua che cade goccia a goccia.

 

 

 

About me (believe in yourself)

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vedete nella foto quel pulmino volkswagen? ecco, quello sono io.
non tanto per le dimensioni né per il colore né per l’immediata associazione a tematiche hippy… quello sono io perché sta dietro, perché è girato di schiena, perché apparentemente non partecipa e non si butta nella mischia. perché è diverso e si sente diverso. e perché alla fine, ha imparato a piacersi così!
forse ha provato qualche volta a convincersi di essere una ferrari, ha cambiato vestito, ha cambiato carburante, ha cambiato parole per esprimersi, ha modificato opinioni e stravolto pensieri, pur di appartenere ad altri… perché l’appartenenza ti fa sentire bene, tranquillo, accettato, rispettato. ma non dura se non si è se stessi.

molte volte ho bramato di essere qualcos’altro, di essere qualcun altro… e le cicatrici che ho mi ricordano nitidamente le volte che ho provato a vestire abiti che non mi appartenevano. credendo che fossero migliori dei miei. credendo che potessero modificarmi dentro.
la paura, la solitudine, il rifiuto, le derisioni, il silenzio, sono condizioni che ho provato sulla mia pelle. e fanno male. bruciano e scavano. lunghi buchi neri dentro i quali ci si rifugia per non voler riaffiorare più. fortunatamente la mia ingenuità e l’incapacità di pensieri negativi profondi nei confronti delle persone mi ha salvata e alleggerita molte volte.

oggi il mio armadio ha vestiti di colori e forme diversi che mi modificano a seconda dell’umore o del tempo o delle voglie… ma solo esternamente. dentro sono quel che sono, di cui ancora moltissimo mi resta da scoprire. un essere umano trasparente e profondo, alla ricerca di se stesso, con molta gioia di continuare questo percorso e di condividerne pezzi e stralci con le persone che lo desiderano. perché non c’è regalo più bello del donasi agli altri consapevoli della bellezza di noi stessi. perché siamo diversi e unici e, a modo nostro, siamo quel pezzo mancante del puzzle.

credere in me stessa è il più bel regalo che a questo compleanno io possa farmi!

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Mirta (18 dicembre 2008)

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dieci anni fa è morta la donna che fu mia suocera e nonna (per pochi mesi) della mia prima figlia.

quei giorni li ricordo come se fossero oggi… la sua morte, arrivata dopo un lungo periodo di malattia e sofferenza, è parsa a tutti come una liberazione, come un sollievo leggero e doveroso, che già il giorno dopo pareva mostruosamente insopportabile.

mia figlia aveva cinque mesi, bambina tranquilla. dopo il primo mese e mezzo dalla sua nascita molto pesante e problematico, il ritmo e la quotidianità scandita da pappa e nanna era pressoché invidiabile; la sera, ad esempio, si addormentava intorno alle otto, e dodici ore dopo riapriva gli occhi, concedendosi solo una breve sveglia notturna nella quale la allattavo, in tutta serenità e naturalezza. in generale io svolgevo il mio ruolo di madre e lei il suo di figlia… la nonna, felicemente, rivestiva anche lei il suo.

Mirta era una donna conservatrice, tutta dedita al marito e ai figli e alla casa. a modo suo, ovviamente. c’era sempre. era una certezza. era molto forte, dentro, credo abbia sofferto e mandato giù parecchi rospi… ma fuori le si vedeva chiaramente lo stato d’animo. anche dietro al sorriso, la si capiva. perché lei sorrideva e rideva molto, di gusto, felice. ma a volte si incupiva o si assentava nei meandri del suo cuore, della sua mente, e la si poteva trovare, dietro ai grandi occhiali, in un angolo del suo corpo a inseguire chissà quali scuri pensieri.
è stata una suocera fantastica. l’ho detto anche a lei. e lo sarebbe stata ancora di più come nonna! mi sono scontrata con lei. lo sapeva bene che se qualcosa non mi andava, glie lo facevo presente. eravamo due donne diverse per certi aspetti e simili per altri. era una persona semplice, che si faceva bastare quello che aveva, che apprezzava le piccole cose della vita… chiusa, però. non ho capito se dentro un riccio o un guscio di lumaca, però là stava, e ci stava bene. e non faceva entrare molte persone, ma quelle che entravano, erano sempre ospiti d’onore.

ho vissuto molto vicino a lei , nei momenti precedenti la malattia, quando i pensieri e le preoccupazioni erano incentrate sul futuro dei suoi figli… e durante la malattia, mentre io ero incinta e ci turnavamo in bagno, entrambe per vomitare.
l’ultimo periodo rimaneva nel letto, e un giorno io mi sono avvicinata e le ho detto con la mia ingenua esuberanza e presunzione: “Mirta, reagisca. esca da questo letto. faccia qualcosa!”. lei mi ha guardato, non c’era né rabbia nei suoi occhi, né rassegnazione, era seria, come se stessimo parlando d’altro, non di lei in quel letto. e mi ha detto: “pensi che io non voglia farlo. pensi che io non mi dica di uscire da questo maledetto letto. ma non ci riesco. dentro, non ho più forza.” poi ha sorriso.
mi sono sentita in colpa e molto stupida (per anni), e in quel momento l’ho ammirata moltissimo, per la sua compostezza e serenità.

la notte tra il 17 e il 18 dicembre mia figlia si è svegliata piangente come non mai, inconsolabile fino al mattino.
suggestione, caso, coincidenza, per molti.
non per me.

di Mirta, non dimenticherò mai l’entusiasmo. lei era entusiasta per tutto. le si poteva raccontare ogni cosa, sogni, desideri, speranze, progetti, idee… lei aveva sempre parole positive, sempre incoraggianti. le brillavano gli occhi e diceva “bello!” e “si!” e ti guardava direttamente col cuore in quei momenti. entusiasmo alle stelle!

grazie

 

Thailandia (61 km)

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ieri è iniziato il mese per me più bello dell’anno!
ne ritrovo colori e profumi proprio dentro di me… sarà un contatto legato alla mia nascita oppure suggestione, ma quando alzo la pagina del calendario appeso nella mia cucina e appare la scritta “dicembre” io sono subito felice!
a dicembre è tutto più brillante, più luminoso, più profumato, più musicale, più colorato e più caldo… quel caldo che è proprio degli esseri umani, capaci di far esplodere fuochi d’artificio oppure semplici scintille o ancora capace di mantenere calde delle braci consumate. questo calore, giusto o sbagliato che sia, nel mese del natale sfavilla in ogni angolo.

il profumo di clementine e mandarini mi riporta con la mente indietro negli anni, a momenti felici e rassicuranti della mia infanzia. giornate di festa e condivisione, dove gli adulti si concedevano un bicchiere di più, e dove a noi bambini venivano permesse maggiori libertà… c’erano regali e dolci e guance rosse e risate. e c’era calore. persone. la gioia di ritrovarsi insieme.
non si andava da nessuna parte. non c’erano viaggi organizzati per natale. ci incontravamo a casa, tra il fuoco e il tappeto, per terra e in piedi. finché ci stavano persone, erano le benvenute. e quando non ci si stava più, si scendeva in giardino, e la festa continuava… gli anziani si prendevano i posti migliori, più comodi, più caldi. i bambini correvano un po’ da tutte le parti e di stare a tavola non importava molto. gli adulti cercavano di tenere un po’ di ordine ma anche loro non avevano voglia di stare troppo alle regole.

tutti volevamo provare ad essere felici!
lì. in quel momento.
con l’apparecchio ai denti, i chili di troppo, gli anni che pesano sulla schiena, il vestito sbagliato, le ossa doloranti, il lavoro frustrante, la famiglia complicata, i soldi che non bastano, i lutti, le malattie, gli amici lontani, i dubbi della vita…
se io fossi poi felice davvero, non lo so. ma essere lì, in quel momento, mi dava la sensazione di non voler essere da nessun’altra parte.

e crescendo, aprendomi  alla vita, conoscendo persone, ho scoperto che moltissimi luoghi meravigliosi sono proprio sotto il mio naso… come la thailandia… sulle rive del lago d’iseo…

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Arts

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passeggiando per le città e i paesi del nord europa, si possono notare un po’ dappertutto sculture e opere d’arte che fanno parte del paesaggio e sono integrate nella quotidianità. non sono allestimenti in gallerie d’arte, periodici o temporanei. non sono opere a termine, visitabili previo acquisto di biglietto o pass di precedenza. sono lì, fuori, potenzialmente sotto gli occhi di tutti, di chiunque passi in quella strada, ricco o povero che sia, che abbia andatura lenta o veloce, che segua lo scandire delle ore o che viva senza orologio. chiunque, persone giovani o vecchie, intelligenti o idioti, socievoli o introversi.
la peculiarità, secondo me, dell’opera d’arte “on the road”, ciò che ne fa meraviglia, è che il passante non sempre se ne accorge. non c’è indicazione. non c’è una porta dove entrare. non c’è custode, non c’è guida. l’opera d’arte on the road è misteriosa e sorprendente, segue la stagionalità e il tempo atmosferico: se c’è il sole, brilla e si scalda, se piove o il cielo è nuvoloso, si bagna e si incupisce. se c’è buio, quasi scompare nel paesaggio. è magica!

quando ho iniziato a capire il progetto del mio blog era chiaro nella mia testa il voler dare valore alla bellezza che mi sta intorno, qui, adesso, e alla capacità di provare meraviglia per le piccole cose che rendono speciale un luogo vicino o un momento qualsiasi. la felicità di esserci!
come un colore che spicca.
un sasso inaspettato appoggiato a un muro.
un tronco che parla di letteratura.

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“siamo ciò che pensiamo.
tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
ogni parola o azione
che nasce da un pensiero torbido
è seguita dalla sofferenza,
come la ruota del carro
segue lo zoccolo del bue.

siamo ciò che pensiamo.
tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
ogni parola o azione
che nasce da un pensiero limpido
è seguita dalla gioia,
come la tua ombra ti segue,
inseparabile.”

Happy Birthday

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un anno fa, oggi, ho pubblicato il mio primo articolo su questo blog e le foglie iniziavano a liberare colori favolosi e sorprendenti.
mi sono documentata sui motivi per cui una foglia modifichi il proprio colore, anche con tonalità diverse all’interno della stessa, a volte con colori del tutto diversi. e sapere che “il colore della foglia è sottrattivo” non ha per nulla tolto la magia di questo spettacolo, anzi, l’ha elevato.
e poi c’è anche lui… osmanthus… in questo periodo dell’anno il suo profumo mi inebria i polmoni e le vene, passando dalle narici e da tutti i pori della pelle. mi arriva in un miscuglio buonissimo al sapore di vaniglia e agrumi e pesca. dolce e zuccherino. uno degli odori della natura più buoni per me, non legato al mio passato né ai miei figli. lo sento nell’aria, lo fiuto, e mi viene da chiudere gli occhi e assaporarlo, quasi come gusto più che odorato. e mi perdo nell’incanto.

un anno fa ho iniziato a scrivere con l’entusiasmo di un bambino, quando inizia a costruire un gioco gigante delle lego, e parte dal pezzettino più piccolo, col cuore che batte perché sa dove può arrivare il suo progetto, il suo impegno, i suoi sforzi… e man mano che va avanti col lavoro, si rende conto che non è tutto lì, che l’idea iniziale può venire stravolta, cambiata, modificata, arricchita, ampliata…
per quanto ci siano nel percorso burrasche, tempeste, perdite, negatività, posso stare certa che se io ci sono, se rimango presente, se mi riallineo a me stessa ogni volta che ne sento il bisogno, se riprendo il nord, la mia strada può procedere per il verso giusto. perché è quando ci allontaniamo da noi stessi che tutto appare più faticoso.
e io voglio esserci, perdermi e ritrovarmi. anche qui, nel blog.

sono molto felice di esserne l’autrice, di scrivere nero su bianco pensieri a volte liberi, a volte aggrovigliati. molto felice di condividere con voi le mie parole, che a volte arrivano dirette e a volte fanno dei giri immensi prima di chiarirsi. molto felice del cielo sopra la mia testa e di quello dentro di me, quando è limpido e quando è oscuro. felice per chi mi legge, mi segue e mi apprezza. felice per tutta la mia imperfezione umana, che anche attraverso questo blog vorrei lasciare ai miei figli.

in questo anno, ho conosciuto persone importanti e belle davvero, e sono convinta che non sia un caso che mi siano state presentate dalla vita proprio in questo periodo, perché è solo quando apro il cuore e la mente che sono pronta ad accogliere positivamente tutto quello che la vita mi offre. perché la vita è piena di meraviglie.
la vita è il paese delle meraviglie!

thanks

Sisters

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a volte mi guardo allo specchio e mi sorprendo sempre dei cambiamenti della mia faccia, spesso stanca, a volte luminosa, qualche volta assente, alle volte trasparente, talvolta ridente…
e quando mi capita di guardarmi la pelle che rimane scoperta in alcuni periodi dell’anno… mani, braccia, gambe, piedi… le mie mani mi parlano, le rughe mi accompagnano e mi fanno venire in mente – immediatamente – il ricordo dell’immagine delle mani di mia mamma, a come glie le ho sempre viste: grandi, dure, poco femminili, aperte. a quanto si somigliano, le mie e le sue, sempre più.
io e lei abbiamo trent’anni di differenza e fisicamente io non l’ho mai vista “vecchia”, a differenza delle mie figlie che già da tempo mi dicono carinamente che sono “vecchia, brutta e cattiva”. lei è sempre stata bella per me.
nella mia pelle che invecchia, con naturalezza, che perde elasticità e tonicità e che si colora di tonalità nuove, io rinnovo il legame con mia mamma e con la mia personale storia e uno sguardo sereno e positivo verso i miei figli e il futuro, e, in fondo, un senso a tutto.

e soprattutto, guardando le mie mani, mi ricordo del laccio fraterno, unico e indissolubile, che ho con le mie fantastiche e diverse e lontane e difettose e meravigliose sorelle! a quanto siamo distanti e a quanta fatica ci sia nell’avvicinarci l’una all’altra. ma allo stesso tempo, quanta naturalezza avverto quando ci riusciamo. quando semplicemente in un abbraccio o in una parola, ritroviamo quell’istinto ingenuo e innocente che ci accomuna (volenti o nolenti) fin da quando eravamo bambine, quando litigavamo senza rancori, quando sapevamo di esserci anche se non volevamo.
noi tre non siamo mai state sorelle amorevoli o affettuose o premurose le une con le altre, eravamo poco interessate alle vite delle altre, poco aperte, anche, tra di noi. stessi principi, stessa educazione, strade simili… ma un’incapacità di fondo di specchiarci tra di noi… e questo mi ha fatto rattristare in vari momenti della mia vita, per poi scoprire – di nuovo- che il cambiamento deve partire da me. che se lo voglio mi devo impegnare, con fatica o semplicità, partendo dal principio o dalla fine, arrivandoci da sotto oppure da sopra, facendo la mia parte.
e oggi, dopo molti anni di allontanamento, le ritrovo. e capisco che il legame che avevamo prima non è paragonabile per attenzione e intensità a quello più faticoso ma migliore che c’è oggi. e ciò che credevo spezzato da tempo, in realtà, è più forte e ricco di prima.

so che qualcosa c’è e che insieme lo vedremo spuntare.

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thanks sisters!

Change

il guerriero si sveglia

all’orizzonte, il limite tra Cielo e Terra si stempera. all’orizzonte, è impossibile discernere.
hai vissuto in uno stato irreale. la tua esistenza si è svolta in un modo inesistente. manchi di basi. aleggi nell’aria. per tutto questo tempo hai vissuto pensando che le cose andassero in un certo modo. hai agito di conseguenza, e questo è giusto.
tuttavia, sul Cammino della Conoscenza, il Guerriero deve penetrare sempre più in profondità se stesso e la sua vita. sul Cammino della Conoscenza il Guerriero deve morire per poter rinascere con una muova illuminazione. 
è tempo di svegliarsi.
improvvisamente ti sei accorto della fragilità delle tue convinzioni. quelli che prima erano i tuoi pilastri adesso sono soltanto vaghe vestigia. l’Onnipotente ti ha giocato il vecchio tiro, togliendoti la sedia su cui ti apprestavi a sederti come tutti i giorni. ti sei fatto male, hai provato dolore, e anche questo è bene. se fossi caduto sul morbido non ci avresti neppure fatto caso. ma la verità è che sei atterrato in un’altra realtà. sei sconcertato, la tua coscienza è annebbiata. non capisci nulla dell’accaduto.
il dolore acceca. anche se ora non lo capisci, quello che ti è successo è meraviglioso. 
non sei più lo stesso di qualche minuto fa e, se sarai abbastanza saggio, non tornerai più a esserlo. altre questioni ti interesseranno adesso, altre montagne ti si presenteranno da scalare. altri demoni dovrai fronteggiare, altri fratelli ti cammineranno accanto.
vivi la tua nuova vita, guarda con occhi nuovi. 
tuttavia, preparati a rinascere.
di nuovo.

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