Platano del Conte (7 km)

l’albero è bellezza per definizione.
è ammirato e contemplato in tutte le arti visive e performative, nella pittura, nella fotografia, nella letteratura, nella musica, nel cinema… ha valenza religiosa e mistica (l’albero della vita ne è un esempio altissimo, definito come un albero mistico e magico che costituisce un simbolo propio di numerose culture fin dai tempi molto antichi) e in tutte le culture l’albero è un simbolo universale della vita.
la parola “albero” è usata principalmente in botanica, ma anche in anatomia, in chimica, in informatica, in tecnica, in linguistica, in matematica, in marina… e quando una parola si usa in molti ambiti rischia di perdere un po’ di identità linguistica.

attorno a noi alberi ce ne sono moltissimi, non serve andare in alta montagna o necessariamente in un bosco per vederne uno. gli alberi sono sui bordi delle nostre strade, nei nostri parchi, nei cortili delle scuole, agli incroci delle vie, fuori dai negozi, nelle aree esterne agli ospedali… piantati o nati chissà quando, cresciuti chissà come in un ambiente che sembrerebbe ostile per un principe della natura. e la cosa che mi ha sempre colpito è la capacità degli alberi di esserci e di resistere, nonostante tutto. di mantenere dignità anche se maltrattati dagli esseri umani. di continuare a vivere senza chiedere niente. di essere un grande esempio di infinita vita. l’albero non smette mai di essere utile all’uomo e alla natura stessa, è un messaggio di ottimismo e di un continuo rinnovamento di speranza.

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questo platano ha cinquecento anni circa ed è alto trentacinque metri. “è un albero che porta con sè tutti i segni del tempo e mostra chiaramente l’incredibile capacità adattativa di questi straordinari esseri viventi. la maestosità di questo albero trasmette chiaramente la potenza stessa della natura e l’incredibile forza che può esprime.” è un albero monumentale, appena fuori dalla città, tra la collina e qualche sprazzo di verde. “il contesto, la sua posizione davanti all’ingresso di villa Pancieri di Zoppola, gli conferisce un’aria nobile venata di malinconia: ora è solo; prima era in coppia con un suo simile.”
ecco, tralasciando il fatto vandalico che ha posto fine alla vita (verticale) dell’altro platano gemello, per me ogni albero, se considerato da solo, porta con sé una vena di malinconia, un misto di forza e di solitudine, perché l’albero se la cava da solo, come un guerriero silenzioso che alla fine della battaglia si ritira umilmente.
ma quando mi avvicino a un albero e lo tocco, sento davvero vibrare la corteccia, come se da dentro, questo valoroso guerriero mi parlasse e mi dicesse il suo segreto.
e mi sento onorata. forse un giorno comprenderò.

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se vi va, leggete “The Giving Tree” di Shel Silverstein (1964, traduzione italiana “l’albero”)

 

 

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