Chiesa di San Velgio (11 km)

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una chiesetta. niente di mai visto. ma anche per chi non è cristiano, le chiese hanno sempre un certo fascino. un po’ per motivi storici (nel senso di storia dell’umanità, ma anche di storia personale), un po’ per motivi geografici (rispetto al territorio e alla posizione dove si trovano), un po’ per motivi artistici (legati alla struttura esterna e alle opere interne). nel bene e nel male, le chiese fanno parte della mia cultura e sono comunque un patrimonio storico-artistico da preservare e ammirare.

questa chiesetta è collocata su un’altura che domina il paese sottostante. sorge probabilmente sul sito di un antichissimo luogo di culto pagano annesso ad un’area sepolcrale; venne ampliata tra il XV e il XVI secolo nell’epoca delle grandi pestilenze e conseguentemente dedicata anche a san rocco, il santo degli appestati. tutte le ristrutturazioni e tutto l’interesse a ridare vita a questa chiesetta negli ultimi novant’anni è da attribuire alla volontà e allo sforzo del gruppo degli alpini del paese, che hanno lavorato con lo spirito di solidarietà, disponibilità e di servizio che da sempre li contraddistingue.
per salire a san veglio al monte è stato creato un percorso in porfido con una via crucis opera del pittore P. Poli, da cui si ammira uno splendido panorama sulla valle.

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la chiesa io l’ho trovata chiusa e in restauro. poco male. la meraviglia l’ho provata lo stesso. l’ho respirata più che altro: c’era profumo di bosco e di corteccia e di muschio e di terra e di pietra scaldata dal sole. forse se tornassi in un’altra stagione gli odori sarebbero diversi, ma sicuramente diversi dall’ordinario odore che che si sente fuori da altre chiese. proverò.
comunque ero lì, e il momento era perfetto, perché in quel momento non sarei voluta essere da nessun’altra parte se non lì. magari fosse sempre così…

“noi tre, infatti, siamo rimasti un po’ indietro: il mio umore pensieroso si esprime in un passo fiacco e i miei due compagni si sono adeguati.
“Dì, che giorno è oggi?” chiedo a Boulanger che cammina al mio fianco.
“Il 17 gennaio, giovedì. Perché?”
Mi fermo a guardarlo:
“Il 17 gennaio del ’44! Ti rendi conto che non ci sarà più un 17 gennaio del ’44? Mai più!”

ho letto questa frase tanti anni fa, e mi si è cucita subito addosso. molte volte me ne sono dimenticata. e molte altre me ne dimenticherò. e, aldilà del momento storico a cui si riferisce, e aldilà dell’arbitrarietà di date e orologi, il tempo passa inesorabile. e domani non sarò più come sono oggi.
facciamoli pure i progetti. poniamoci pure degli obbiettivi. guardiamo avanti. puntiamo in alto. ma viviamo oggi!

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