Trinceroni (7,8 km)

ho scoperto recentemente che vicino a casa, lungo un percorso in un sentiero collinare, ci sono delle trincee militari della prima guerra mondiale. ho letto che questo luogo era molto frequentato nel secondo dopoguerra fino agli anni novanta, e poi è stato completamente abbandonato. in realtà, moltissime persone percorrono questo sentiero, una passeggiata in mezzo alla natura, fuori dal caos e dal movimento cittadino: si incontrano persone a piedi o in bicicletta o a cavallo, soli o in compagnia, con bastoni e racchette, vestiti sportivi o eleganti; c’è chi viene in questo sentiero per fare sport, chi per passare un po’ di tempo nel silenzio della collina, chi perché si annoia… si può imboccare questo sentiero da molte zone, si parte da un punto e si arriva dall’altra parte, o viceversa. da un lato c’è il colle e dall’altro si apre la città. su questo fronte, in mezzo ad alberi e arbusti cresciuti dove gli pareva, tra sassi e terra e foglie, nascoste, ma nemmeno troppo, ci sono queste trincee, dette i “trinceroni”, e bunker.
fatte costruire nella prima guerra mondiale da soldati austriaci prigionieri, queste trincee furono utilizzate anche nella seconda guerra mondiale per la contraerea e in seguito per esercitazioni militari.

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oggi, il nome più appropriato, in realtà, sarebbe “gabinetti”. sì, perché, avendo ormai perso l’originaria altezza del soffitto, per detriti e sassi e terra che hanno invaso gli spazi interni di queste trincee, sono perfettamente a misura di “turca”.
l’abbiamo scoperto a nostre spese: le mie figlie ovviamente sono entrate in perlustrazione in fila indiana e quella che era davanti ne è uscita con le scarpe completamente coperte di grandi e maleodoranti “ricordini” umani. piena!
l’altra per fortuna si è fermata in tempo.
so perfettamente che quando la natura chiama, non si può non rispondere, e so benissimo che liberarsi in un bosco è una terapia che molti utilizzando per disinibire delle rigidità, e che entrare in un luogo appartato anziché mettersi dietro un esile alberello ci faccia sentire più protetti, ma forse sarebbe meglio pulire un pochino, o provarci…

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è sempre emozionante per me poter toccare con mano la storia. e non solo per la materialità dell’oggetto in questione, ma soprattutto per il valore umano: io arrivo davanti a queste trincee e, come in un flashback di un film nel quale io ho la possibilità di vedere dal di fuori gli eventi nel momento in cui si compiono, vedo questi soldati catturati, stanchi, sofferenti, sfiduciati, con le pale e a mani nude che scavano lunghe buche nelle quali si potrà proteggere “il nemico” e dalle quali partiranno colpi mortali, e sento il loro sudore e i loro lamenti. e mi commuovo.
sicuramente ho nella testa ricordi di immagini di film e documentari visti e letture fatte e mostre visitate negli anni riguardo alla prima guerra mondiale; sicuramente è forte la suggestione di luoghi di questo tipo; ma più di tutto sento vicino a me alcuni periodi storici in particolare per i racconti fatti dalle mie nonne e tramandati dai miei genitori…

la storia, nei momenti belli come in quelli meno belli, lascia sempre un segno. io sono a favore del mostrare questi segni. di lasciare alle generazioni future il materiale per ricordare e studiare e capire. un bagaglio reale e concreto di fatti e avvenimenti che poi loro, con le loro risorse, comprenderanno e arricchiranno.

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