Fattorie didattiche

l’estate scorsa sono stata ospite, con i miei figli, in un campo scuola per bambini in affido. il motivo per cui io fossi ospite lì, beh, è una storia un po’ lunga, che magari un’altra volta esplicherò. quindi ero lì, in collina, assieme a questi bambini/ragazzini che hanno alle spalle storie familiari e personali difficili, storie di abbandoni, di violenze, di abusi, di incapacità gravi genitoriali… e poi c’ero io, con la mia storia personale, tutt’altro che difficile, tutt’altro che triste, tutt’altro che sofferente a confronto.
non era la prima volta che mi rapportavo a minori in queste situazioni, mi è successo nella vita personale e anche professionale, e non è mai stato facile o semplice o lineare, e in passato ho dovuto ingoiare molti rospi o farmi scivolare addosso delle situazioni personali di altri, per non venirne inghiottita.
ma l’estate scorsa, con questi bambini, è successa una cosa che mi ha fatto riflettere -di nuovo- sulla “fortuna” che ho avuto io e sulla gratitudine per ogni esperienza e incontro nella mia strada e sul desiderio profondo che ho di trasmettere tutta la bellezza possibile ai miei figli, a partire dalle piccole cose!
una mattinata di questo campo scuola era destinata ad un’uscita in una fattoria didattica della zona. qui i bambini si sarebbero calati nel ruolo di “fattori” e assieme ad un responsabile avrebbero seguito un po’ da vicino gli animali della fattoria: li avrebbero guardati, nutriti, toccati, strigliati, puliti, ecc…
io e i miei figli ci siamo aggregati al gruppo, e mentre loro seguivano senza molto interesse le spiegazioni del responsabile e nemmeno guardavano gli animali (e poi mi hanno spiegato che ne avevano già visti talmente tanti di animali che quelli non erano di certo più interessanti. e in effetti le fattorie didattiche non sono una novità per noi…) i bambini del campo scuola erano così eccitati e affascinati e interessati e partecipi, quasi da commuovermi. e chiedevano, e si lanciavano alla scoperta, e si mettevano in gioco, e ridevano…
ho immediatamente ricordato di quanto poco serva ai bambini (ma non solo!) per dimenticare le preoccupazioni ed essere felici! e a maggior ragione, a quelle persone che vivono situazioni di sofferenza, quanto poco basti per un sorriso!
ho capito che per quanto quei bambini potessero sembrarmi a tratti pesanti o antipatici o appiccicosi, e per quanto io potessi essere disinteressata o stanca o impegnata, a loro bastava che io li guardassi e li ascoltassi. bastava un tocco, un gesto, un’esperienza diversa dal solito, per sentirsi parte di una “normalità” che per loro è spesso lontana.

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