Time

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sto leggendo un libro sulla banca del tempo. così, per curiosità, per capire come è nata, come funziona, quali motivazioni ci sono di fondo… il libro me l’ha consigliato la bibliotecaria, è un libro tecnico ma comprensibile, facile da leggere e spiegato semplicemente, passo passo. fin da quando ne ho sentito parlare la prima volta, molti anni fa, mi ha lasciato perplessa questa modalità di servizio. non tanto per gli intenti e gli scopi profondi, (“solidarietà e reciprocità sono i due principi fondanti delle banche del tempo, strumenti ed esempi di vita comune, di relazione e di crescita personale e collettiva”), e se si legge dove è nata l’idea della banca del tempo e il periodo storico in cui è nata, si capiscono moltissime cose e si comprende molto bene il valore che può avere questo movimento. ciò che mi lascia un po’ di tristezza e di amarezza e anche un po’ di rabbia, riguardo l’argomento, è il pensare che siamo arrivati a un punto storico-sociale-culturale in cui abbiamo bisogno di istituire un servizio, ordinato, organizzato, programmato, per aiutarci a vicenda. sarò della vecchia scuola (vecchissima!), ma mi ricordo che fin da quando ero piccola se c’era bisogno di qualcosa, si chiedeva alla nonna, o alla zia, o al vicino, o all’amico, o al vicino dell’amico, o allo zio del vicino dell’amico, e la rete era sempre più vasta e fitta, finché non si arrivava a chi poteva davvero esserci utile. magari le tempistiche erano più lente, e forse le esigenze meno incombenti, ma si otteneva sempre ciò di cui si aveva bisogno.
la banca del tempo regola gli scambi tra domanda e offerta di bisogni concreti, reali, quotidiani, tra persone della stessa comunità, vicine… perché col tempo abbiamo avuto sempre più paura di chiedere, per non disturbare…
aver bisogno di qualcosa e cercare aiuto ci fa sentire un po’ sbagliati, inefficienti, incapaci. sapersela cavare da soli è un bell’esercizio per l’autostima e l’orgoglio personale, ma quando la situazione ci appare veramente più grande di noi credo che saper chiedere aiuto agli altri sia un grande sintomo di intelligenza.
e la meraviglia arriva quando ci si rende conto che chiedendo “una mano”, ne arrivano cento! è commuovente scoprire quante persone siano portatrici d’amore, di generosità e di disponibilità. si mettono al servizio degli altri, senza pubblicità, senza ufficialità, senza riconoscimenti. e sono vicine a noi, abitano accanto a noi, frequentano gli stessi supermercati che frequentiamo noi, camminano e mangiano e vivono come noi… e anche noi possiamo esserlo! è quella reciprocità di cui parla la banca del tempo. io ci posso essere per te, con i miei problemi, con i miei limiti, con le mie inefficienze, e so che tu ci sei in ugual modo per me.
basta solo avere il coraggio di aprirsi e chiedere.

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