San Faustino in riposo (0 km)

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la bellezza e il fascino di moltissime città italiane è noto in tutto il mondo.
architettura, scultura, pittura, paesaggi, sapori, odori, chiese e campanili, mura e torri, palazzi, musei, reperti di ogni epoca storica, monumenti imponenti, spazi contrassegnati da targhe e targhette, edifici importanti, religiosi e politici, pezzi di vita che fu e che ancora è…

e poi, dietro l’angolo, tra muri nati uno sull’altro in momenti diversi, per esigenze diverse, camminando un po’ disinteressati in luoghi più o meno noti, lì, dietro a geometriche piazze ricordate per storie e tragedie e grandezze… si scopre un pezzo di urbe, una piccola meraviglia, una forma di storia: una solitaria cupola, che sembra proprio riposare nascosta ai viandanti distratti, ma protagonista e ambasciatrice di bellezza non appena occhi curiosi la scoprono.

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la struttura originaria dell’edificio si colloca attorno all’VIIIIX secolo, quando era presente la primitiva cappella. durante il XII secolo l’edificio fu distrutto da un incendio e si procedette quindi alla costruzione del santuario ancora oggi presente. la chiesa di san Faustino in riposo è aperta solo tre giorni la settimana, e ovviamente io sono capitata in uno dei giorni in cui è chiusa. per cui non mi resta che ammirarla da fuori e in una sorta di contatto spirituale e virtuale coglierne la potenza e la bellezza proprie degli eventi inaspettati e graditi. e non mi sembra un caso essere qui con mia figlia, la mia secondogenita, quella che per gli addetti ai lavori oggi si chiama “bambina sandwich” perché schiacciata da una parte dalle esigenze del fratello minore e dall’altra dalle competenze del fratello maggiore. nascosta, un po’ come questa cupola, che tenta di elevarsi e ci riesce solo se mantengo uno sguardo attento e disponibile e paziente, perché lei è già meraviglia di per sé, solo che ha bisogno di essere vista.

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penso che le fotografie siano un atto artistico. che il soggetto conti molto, ma in primis all’occhio del fotografo, perché più provo interesse verso ciò che voglio immortalare, più riesco a trasmetterne l’intensità anche a chi guarda la foto. a volte mi piace molto vedere la violazione della tecnica e la pazzia delle fotografie, anche la regolarità e la pulizia a volte. credo di imparare molto osservando gli altri e poi filtrando tutto attraverso la mia capacità (e incapacità) nel trasmettere il mio pensiero attraverso le immagini. credo che ognuno di noi abbia una propensione propria personale nel vedere e sentire e percepire e reagire… credo che voler imporre le proprie idee sarebbe come voler imporre il proprio naso o le proprie orecchie. assurdo. ognuno si tenga le sue, e insieme possiamo condividerle e arricchirci.

n.b. le foto che ammirate in questo articolo sono state fatte da questa bambina, col nasino piccolo e il sorriso grande!

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