Cascata di Bovegno (42 km)

le cascate, che siano smisurate o semplicemente accennate, sono un simbolo di vita, di potenza, di forza e di libertà.
l’incessante scorrere, con abbondanza o scarsità, dell’acqua diventa sinonimo di bellezza. e più mi soffermo a guardare le curva perfetta dell’acqua che lascia il suo percorso e si avventura inconsapevolmente in un altro sfondo, e più l’incanto diventa sogno e il sogno diventa pace.

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questo è un paese con degli scorci fantastici! si trova in una conca da cui dipartono alcune valli laterali e non ci si impiega molto ad arrivarci dal centro città. nelle giornate calde o solitarie cercare un angolo di paradiso non è così difficile come può sembrare…
in questi giorni ho vissuto un lutto in famiglia: dopo giornate di festeggiamenti in grande stile un incidente stradale e la morte sul colpo. perché la morte è così, generalmente non ti avvisa quando passa, e non guarda in faccia nessuno, grandi piccoli adulti anziani alti bassi grassi magri pelati o con lunghi capelli morbidi oppure ricci crespi bianchi neri gialli ecc… la morte lascia dolore e sofferenza negli affetti vicini, sensi di colpa, incredulità, impotenza, rabbia… ma sono convinta che insegni molto la morte. che lasci anche un fortissimo urlo vitale, che esplode dentro e che dice: io ci sono. vivi. ora e qui. non pensare alla morte perché lei arriva prima o poi. ma non dimenticare la vita! davanti te non c’è l’eternità, ma adesso, in questo momento c’è la forza più importante che l’essere umano possa avere tra le mani: la vita! e attorno a noi esplode meraviglia, aprendo gli occhi e il cuore e la mente per fare entrare le piccole cose che rendono l’attimo speciale, diverso da tutti gli altri, unico e soprattutto irripetibile. perché per me la vita è non è una ripetizione di momenti, una rincorsa di obiettivi, un ritorno di passi… la vita è un’esplosione di attimi e di lampi di sorrisi, di condivisione di briciole… e lasciarcela scappare, con pensieri negativi o colpe date ad altri o a noi stessi, significa già un po’ morire.

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In un breve sutra, Buddha raccontò ai suoi discepoli la seguente parabola:

c’era una volta un viandante che stava camminando su un prato quando improvvisamente si imbatté in una tigre. l’uomo si mise a correre e la tigre lo inseguì.
giunto nei pressi di un burrone, il malcapitato afferrò con le mani un arbusto di vite selvatica che era cresciuta proprio sul ciglio del precipizio e vi rimase appeso, sospeso nel vuoto, mentre la tigre continuava a fiutarlo dall’alto.
tremante di paura, l’uomo guardò in basso e vide che c’era un’altra tigre che lo aspettava di sotto, anch’essa per divorarlo. tra i due predatori c’era solo quella vite che lo sosteneva. d’un tratto apparvero due topi, uno bianco e uno nero che a poco a poco iniziarono a rosicchiare la vite.
l’uomo notò accanto a sé una succulenta fragola. mentre con una mano si reggeva alla vite, con l’altra mano colse la fragola: com’era dolce!

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thanks davide

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