San Mattia (0 km)

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quando andiamo a trovare i miei genitori, a Verona, con i bambini facciamo spesso un pronostico su cosa avranno cucinato il nonno e la nonna, e fantastichiamo sul pranzetto che ci aspetta, nel quale non mancheranno sicuramente sei o sette tipi di contorni dell’orto e il vino di mio papà. e ogni cosa acquisterà quel sapore tipico che è proprio dei loro manicaretti, perché ognuno di noi, quando è un po’ di anni che cucina, secondo me (e anche le mie figlie), poi trasmette ai piatti quel gusto che arriva direttamente dalla sua mano, una specie di firma, che è sempre la stessa, che appartiene alla profonda intimità del cuoco, che anche se cambiano i piatti e cambiano i sapori, quella rimane identica. una sorta di marchio, di apostrofo, di virgola, un segno (mettetelo dove volete) di riconoscimento infallibile e inconsciamente inalterabile. non è un’aggiunta di un ingrediente, non è la recita di una formula magica, non è nemmeno l’utilizzo degli stessi arnesi, stesse pentole, stessi fuochi… ed è quel qualcosa che ricorderemo a lungo quando non ci verrà cucinato più quel piatto da quella persona… come quando morì mia nonna: sapevo che quel sugo al pomodoro che faceva lei, non l’avrei mangiato più da nessun’altra parte. e non perché fosse il più buono, ma perché c’era la sua firma.

credo che la stessa capacità di marchio ce l’abbiano i luoghi e al pari di ciò, spetti loro la stessa sorte. una resistenza all’oblio, dolce e potente, che poggia le speranze sulla capacità di sedimentarsi nel profondo dell’animo (o del cervello) umano che hanno avuto “in vita” e sulla continuità di ricordo che possono avere anche se coperti da arbusti e vegetazione e chiusi da cancelli ferrati e filospinati.

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sempre di costruzione asburgica (come suo cugino Gisella), il forte san Mattia esemplifica l’attitudine dei progettisti al tema dell’ambientazione, della fusione tra architettura e paesaggio: consapevoli che le fortificazioni collinari e montane fossero situate in posizioni di particolare interesse visivo, studiavano attentamente le complesse relazioni paesaggistiche sia per ragioni funzionali, balistiche, di reciproco fiancheggiamento, sia per la loro cultura, appartenente a pieno titolo al romanticismo mitteleuropeo.

utilizzato per anni da un gruppo scout cngei, oggi è la sede di un’associazione di radioamatori. e per il resto è abbandonato.
ed è comunque bellissimo!
lo sguardo su uno scorcio remoto di questa stupenda città, un punto di vista poco noto, un taglio sorprendente, una linea nascosta. questo stato di semi abbandono, rende questa zona sicuramente interessante e molto seducente. profuma di storia, di tufo, di ferro, di verde e di silenzio. e qui, in questo luogo, ci si può concentrare sulla meraviglia di ogni singolo pezzo di paramento murario o filo d’erba che sia… oppure alzare lo sguardo per ammirare l’immensità di nuvole e blu mescolati insieme in una ricetta sempre nuova e sempre perfetta… oppure ancora, guardare giù, e accorgersi di come è speciale il connubio tra natura e uomo quando crea bellezza!

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