Quando si chiude una porta e si apre un portone

la vita, si sa, apre e chiude porte, costruisce e distrugge muri, aggiunge o toglie scalini, illumina e oscura, a volte sorregge e altre volte schiaccia.
come viaggiatore, mi sento di dover essere grata alla vita. grata ai compagni di viaggio, agli amici e ai nemici, a chi mi ha accolta e a chi mi ha rifiutata, a chi mi ha compresa e a chi mi ha giudicata. grata anche a me stessa, per quelle volte in cui sono fuggita e per quelle volte che invece ho tenuto duro. per quelle volte in cui ho creduto in me stessa e quelle volte in cui mi sono vista inadatta. per la mia imperfezione e la stessa perfezione. per le risate e i pianti. per la voglia di esserci e per la capacità di sbagliare.
se le cose che ho imparato in questi anni si possono contare sulle dita delle mani, il numero degli errori che ho fatto cresce esponenzialmente… perché anche io, come Tiziano, imparo lenta e sbaglio veloce.
l’educazione dell’errore fa parte di molte realtà: famiglie, scuola, comunità… e anche io sono cresciuta con la paura di sbagliare, di essere sbagliata e di dover essere o fare qualcosa per piacere agli altri. e ciò mi ha portato molta sofferenza e molta tristezza. e questo retaggio me lo sono portata dietro per moltissimi anni, con lo zaino che pesava e con l’incapacità di capire (neanche di essere, ma proprio di capire) chi fossi e cosa volessi fare e dove volessi andare. e le maschere si susseguivano una dopo l’altra. e più mettevo maschere, più mi sembrava di averne bisogno. e lo zaino pesava.

abbiamo bisogno di qualcuno che ogni tanto ci dica: “sei magnifico, ragazzo mio. ben fatto. molto bene”. e non dimenticatelo: se ne abbiamo bisogno noi, ne hanno bisogno anche i bambini. sarebbe ora di smetterla con questa storia dei ventisette errori. errore. errore. errore. errore. errore. restituire i compiti con tutti i segni di “errore”. non sarebbe meglio segnare le cose che vanno bene? “hai messo due cose che vanno bene, johnny. bravo!”. non sarebbe meglio far sapere ai bambini che possono far bene qualcosa, e partire da lì?

r. l. Laing ha detto: fin dal momento della nascita, tu vieni programmato per diventare un essere umano, ma sempre secondo la definizione della tua cultura e dei tuoi genitori e dei tuoi educatori. e la cosa più orribile è che ci lasciamo agganciare da questo programma, e incominciamo ad identificarlo con noi. sul nostro “io” si ammucchiano migliaia e migliaia di cose, che in realtà non sono “noi”, ma appartengono alle nostre famiglie, alla nostra cultura, ai nostri amici e cosi via. le prendiamo con noi e siamo disposti a morire per difendere quel “noi” e diventiamo apatici per non affrontare la sfida di un nuovo “io”.

ho letto tanti libri sull’insicurezza, sull’autostima, sulle paure, sul cambiamento…
finché è arrivata una persona un giorno che mi ha scritto “chi non sbaglia non vive!”
che sbagliare non solo è umano, ma è anche utile.
illuminazione

quante volte l’avevo sentito dire prima. quante volte ho provato a convincermene, ripetendolo nella mia testa, lavorando per crederci.
ma c’è un momento, sono convinta, in cui -per motivi sconosciuti- alcune parole arrivano dirette a una parte dentro di noi, una qualsiasi parte, e succede una sorta di illuminazione definitiva, che cambia radicalmente il nostro modo di pensare o di porci. qualcuno la chiama grazia… io preferisco illuminazione.
e da lì, ci si guarda allo specchio, e ci si abbraccia. un abbraccio infinito che dona una leggerezza mai provata e la consapevolezza che come noi ci siamo soltanto noi. e non dobbiamo cambiare per gli altri, ma solo se lo vogliamo veramente noi. per noi stessi.

Collage_Fotor1

thanks roby

3 pensieri riguardo “Quando si chiude una porta e si apre un portone

    1. È vero! Quando si chiude una porta ci si può trovare di fronte a una porta più piccola, oppure a un lungo corridoio, oppure a un profondo precipizio, o di fronte a un muro… ma qualsiasi cosa ci troviamo di fronte, abbiamo una certezza da cui partire: noi. E da lì, da noi stessi, possiamo avvertire la meraviglia! Il portone.

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