Mirta (18 dicembre 2008)

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dieci anni fa è morta la donna che fu mia suocera e nonna (per pochi mesi) della mia prima figlia.

quei giorni li ricordo come se fossero oggi… la sua morte, arrivata dopo un lungo periodo di malattia e sofferenza, è parsa a tutti come una liberazione, come un sollievo leggero e doveroso, che già il giorno dopo pareva mostruosamente insopportabile.

mia figlia aveva cinque mesi, bambina tranquilla. dopo il primo mese e mezzo dalla sua nascita molto pesante e problematico, il ritmo e la quotidianità scandita da pappa e nanna era pressoché invidiabile; la sera, ad esempio, si addormentava intorno alle otto, e dodici ore dopo riapriva gli occhi, concedendosi solo una breve sveglia notturna nella quale la allattavo, in tutta serenità e naturalezza. in generale io svolgevo il mio ruolo di madre e lei il suo di figlia… la nonna, felicemente, rivestiva anche lei il suo.

Mirta era una donna conservatrice, tutta dedita al marito e ai figli e alla casa. a modo suo, ovviamente. c’era sempre. era una certezza. era molto forte, dentro, credo abbia sofferto e mandato giù parecchi rospi… ma fuori le si vedeva chiaramente lo stato d’animo. anche dietro al sorriso, la si capiva. perché lei sorrideva e rideva molto, di gusto, felice. ma a volte si incupiva o si assentava nei meandri del suo cuore, della sua mente, e la si poteva trovare, dietro ai grandi occhiali, in un angolo del suo corpo a inseguire chissà quali scuri pensieri.
è stata una suocera fantastica. l’ho detto anche a lei. e lo sarebbe stata ancora di più come nonna! mi sono scontrata con lei. lo sapeva bene che se qualcosa non mi andava, glie lo facevo presente. eravamo due donne diverse per certi aspetti e simili per altri. era una persona semplice, che si faceva bastare quello che aveva, che apprezzava le piccole cose della vita… chiusa, però. non ho capito se dentro un riccio o un guscio di lumaca, però là stava, e ci stava bene. e non faceva entrare molte persone, ma quelle che entravano, erano sempre ospiti d’onore.

ho vissuto molto vicino a lei , nei momenti precedenti la malattia, quando i pensieri e le preoccupazioni erano incentrate sul futuro dei suoi figli… e durante la malattia, mentre io ero incinta e ci turnavamo in bagno, entrambe per vomitare.
l’ultimo periodo rimaneva nel letto, e un giorno io mi sono avvicinata e le ho detto con la mia ingenua esuberanza e presunzione: “Mirta, reagisca. esca da questo letto. faccia qualcosa!”. lei mi ha guardato, non c’era né rabbia nei suoi occhi, né rassegnazione, era seria, come se stessimo parlando d’altro, non di lei in quel letto. e mi ha detto: “pensi che io non voglia farlo. pensi che io non mi dica di uscire da questo maledetto letto. ma non ci riesco. dentro, non ho più forza.” poi ha sorriso.
mi sono sentita in colpa e molto stupida (per anni), e in quel momento l’ho ammirata moltissimo, per la sua compostezza e serenità.

la notte tra il 17 e il 18 dicembre mia figlia si è svegliata piangente come non mai, inconsolabile fino al mattino.
suggestione, caso, coincidenza, per molti.
non per me.

di Mirta, non dimenticherò mai l’entusiasmo. lei era entusiasta per tutto. le si poteva raccontare ogni cosa, sogni, desideri, speranze, progetti, idee… lei aveva sempre parole positive, sempre incoraggianti. le brillavano gli occhi e diceva “bello!” e “si!” e ti guardava direttamente col cuore in quei momenti. entusiasmo alle stelle!

grazie

 

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