New Year’s Eve

non prendere alla leggera
il male che fai,
pensando che non ti tocchi.
una brocca si riempie
d’acqua che cade goccia a goccia.

non prendere alla leggera
il bene che fai,
pensando che non ti tocchi.
una brocca si riempie
d’acqua che cade goccia a goccia.

 

 

 

About me (believe in yourself)

IMG_7814_Fotor111

vedete nella foto quel pulmino volkswagen? ecco, quello sono io.
non tanto per le dimensioni né per il colore né per l’immediata associazione a tematiche hippy… quello sono io perché sta dietro, perché è girato di schiena, perché apparentemente non partecipa e non si butta nella mischia. perché è diverso e si sente diverso. e perché alla fine, ha imparato a piacersi così!
forse ha provato qualche volta a convincersi di essere una ferrari, ha cambiato vestito, ha cambiato carburante, ha cambiato parole per esprimersi, ha modificato opinioni e stravolto pensieri, pur di appartenere ad altri… perché l’appartenenza ti fa sentire bene, tranquillo, accettato, rispettato. ma non dura se non si è se stessi.

molte volte ho bramato di essere qualcos’altro, di essere qualcun altro… e le cicatrici che ho mi ricordano nitidamente le volte che ho provato a vestire abiti che non mi appartenevano. credendo che fossero migliori dei miei. credendo che potessero modificarmi dentro.
la paura, la solitudine, il rifiuto, le derisioni, il silenzio, sono condizioni che ho provato sulla mia pelle. e fanno male. bruciano e scavano. lunghi buchi neri dentro i quali ci si rifugia per non voler riaffiorare più. fortunatamente la mia ingenuità e l’incapacità di pensieri negativi profondi nei confronti delle persone mi ha salvata e alleggerita molte volte.

oggi il mio armadio ha vestiti di colori e forme diversi che mi modificano a seconda dell’umore o del tempo o delle voglie… ma solo esternamente. dentro sono quel che sono, di cui ancora moltissimo mi resta da scoprire. un essere umano trasparente e profondo, alla ricerca di se stesso, con molta gioia di continuare questo percorso e di condividerne pezzi e stralci con le persone che lo desiderano. perché non c’è regalo più bello del donasi agli altri consapevoli della bellezza di noi stessi. perché siamo diversi e unici e, a modo nostro, siamo quel pezzo mancante del puzzle.

credere in me stessa è il più bel regalo che a questo compleanno io possa farmi!

IMG_7802_Fotor555

 

 

Mirta (18 dicembre 2008)

IMG_6136_Fotor1

dieci anni fa è morta la donna che fu mia suocera e nonna (per pochi mesi) della mia prima figlia.

quei giorni li ricordo come se fossero oggi… la sua morte, arrivata dopo un lungo periodo di malattia e sofferenza, è parsa a tutti come una liberazione, come un sollievo leggero e doveroso, che già il giorno dopo pareva mostruosamente insopportabile.

mia figlia aveva cinque mesi, bambina tranquilla. dopo il primo mese e mezzo dalla sua nascita molto pesante e problematico, il ritmo e la quotidianità scandita da pappa e nanna era pressoché invidiabile; la sera, ad esempio, si addormentava intorno alle otto, e dodici ore dopo riapriva gli occhi, concedendosi solo una breve sveglia notturna nella quale la allattavo, in tutta serenità e naturalezza. in generale io svolgevo il mio ruolo di madre e lei il suo di figlia… la nonna, felicemente, rivestiva anche lei il suo.

Mirta era una donna conservatrice, tutta dedita al marito e ai figli e alla casa. a modo suo, ovviamente. c’era sempre. era una certezza. era molto forte, dentro, credo abbia sofferto e mandato giù parecchi rospi… ma fuori le si vedeva chiaramente lo stato d’animo. anche dietro al sorriso, la si capiva. perché lei sorrideva e rideva molto, di gusto, felice. ma a volte si incupiva o si assentava nei meandri del suo cuore, della sua mente, e la si poteva trovare, dietro ai grandi occhiali, in un angolo del suo corpo a inseguire chissà quali scuri pensieri.
è stata una suocera fantastica. l’ho detto anche a lei. e lo sarebbe stata ancora di più come nonna! mi sono scontrata con lei. lo sapeva bene che se qualcosa non mi andava, glie lo facevo presente. eravamo due donne diverse per certi aspetti e simili per altri. era una persona semplice, che si faceva bastare quello che aveva, che apprezzava le piccole cose della vita… chiusa, però. non ho capito se dentro un riccio o un guscio di lumaca, però là stava, e ci stava bene. e non faceva entrare molte persone, ma quelle che entravano, erano sempre ospiti d’onore.

ho vissuto molto vicino a lei , nei momenti precedenti la malattia, quando i pensieri e le preoccupazioni erano incentrate sul futuro dei suoi figli… e durante la malattia, mentre io ero incinta e ci turnavamo in bagno, entrambe per vomitare.
l’ultimo periodo rimaneva nel letto, e un giorno io mi sono avvicinata e le ho detto con la mia ingenua esuberanza e presunzione: “Mirta, reagisca. esca da questo letto. faccia qualcosa!”. lei mi ha guardato, non c’era né rabbia nei suoi occhi, né rassegnazione, era seria, come se stessimo parlando d’altro, non di lei in quel letto. e mi ha detto: “pensi che io non voglia farlo. pensi che io non mi dica di uscire da questo maledetto letto. ma non ci riesco. dentro, non ho più forza.” poi ha sorriso.
mi sono sentita in colpa e molto stupida (per anni), e in quel momento l’ho ammirata moltissimo, per la sua compostezza e serenità.

la notte tra il 17 e il 18 dicembre mia figlia si è svegliata piangente come non mai, inconsolabile fino al mattino.
suggestione, caso, coincidenza, per molti.
non per me.

di Mirta, non dimenticherò mai l’entusiasmo. lei era entusiasta per tutto. le si poteva raccontare ogni cosa, sogni, desideri, speranze, progetti, idee… lei aveva sempre parole positive, sempre incoraggianti. le brillavano gli occhi e diceva “bello!” e “si!” e ti guardava direttamente col cuore in quei momenti. entusiasmo alle stelle!

grazie

 

Thailandia (61 km)

IMG_7289_Fotor8

ieri è iniziato il mese per me più bello dell’anno!
ne ritrovo colori e profumi proprio dentro di me… sarà un contatto legato alla mia nascita oppure suggestione, ma quando alzo la pagina del calendario appeso nella mia cucina e appare la scritta “dicembre” io sono subito felice!
a dicembre è tutto più brillante, più luminoso, più profumato, più musicale, più colorato e più caldo… quel caldo che è proprio degli esseri umani, capaci di far esplodere fuochi d’artificio oppure semplici scintille o ancora capace di mantenere calde delle braci consumate. questo calore, giusto o sbagliato che sia, nel mese del natale sfavilla in ogni angolo.

il profumo di clementine e mandarini mi riporta con la mente indietro negli anni, a momenti felici e rassicuranti della mia infanzia. giornate di festa e condivisione, dove gli adulti si concedevano un bicchiere di più, e dove a noi bambini venivano permesse maggiori libertà… c’erano regali e dolci e guance rosse e risate. e c’era calore. persone. la gioia di ritrovarsi insieme.
non si andava da nessuna parte. non c’erano viaggi organizzati per natale. ci incontravamo a casa, tra il fuoco e il tappeto, per terra e in piedi. finché ci stavano persone, erano le benvenute. e quando non ci si stava più, si scendeva in giardino, e la festa continuava… gli anziani si prendevano i posti migliori, più comodi, più caldi. i bambini correvano un po’ da tutte le parti e di stare a tavola non importava molto. gli adulti cercavano di tenere un po’ di ordine ma anche loro non avevano voglia di stare troppo alle regole.

tutti volevamo provare ad essere felici!
lì. in quel momento.
con l’apparecchio ai denti, i chili di troppo, gli anni che pesano sulla schiena, il vestito sbagliato, le ossa doloranti, il lavoro frustrante, la famiglia complicata, i soldi che non bastano, i lutti, le malattie, gli amici lontani, i dubbi della vita…
se io fossi poi felice davvero, non lo so. ma essere lì, in quel momento, mi dava la sensazione di non voler essere da nessun’altra parte.

e crescendo, aprendomi  alla vita, conoscendo persone, ho scoperto che moltissimi luoghi meravigliosi sono proprio sotto il mio naso… come la thailandia… sulle rive del lago d’iseo…

IMG_7283_Fotor5IMG_7284_Fotor6IMG_7285_Fotor7

Arts

IMG_7421_Fotor5IMG_7423_Fotor6

passeggiando per le città e i paesi del nord europa, si possono notare un po’ dappertutto sculture e opere d’arte che fanno parte del paesaggio e sono integrate nella quotidianità. non sono allestimenti in gallerie d’arte, periodici o temporanei. non sono opere a termine, visitabili previo acquisto di biglietto o pass di precedenza. sono lì, fuori, potenzialmente sotto gli occhi di tutti, di chiunque passi in quella strada, ricco o povero che sia, che abbia andatura lenta o veloce, che segua lo scandire delle ore o che viva senza orologio. chiunque, persone giovani o vecchie, intelligenti o idioti, socievoli o introversi.
la peculiarità, secondo me, dell’opera d’arte “on the road”, ciò che ne fa meraviglia, è che il passante non sempre se ne accorge. non c’è indicazione. non c’è una porta dove entrare. non c’è custode, non c’è guida. l’opera d’arte on the road è misteriosa e sorprendente, segue la stagionalità e il tempo atmosferico: se c’è il sole, brilla e si scalda, se piove o il cielo è nuvoloso, si bagna e si incupisce. se c’è buio, quasi scompare nel paesaggio. è magica!

quando ho iniziato a capire il progetto del mio blog era chiaro nella mia testa il voler dare valore alla bellezza che mi sta intorno, qui, adesso, e alla capacità di provare meraviglia per le piccole cose che rendono speciale un luogo vicino o un momento qualsiasi. la felicità di esserci!
come un colore che spicca.
un sasso inaspettato appoggiato a un muro.
un tronco che parla di letteratura.

IMG_7403_Fotor1448927f3-7f3d-4521-ac10-86f04cbde641_Fotor2_Fotor111IMG_7441_Fotor444

“siamo ciò che pensiamo.
tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
ogni parola o azione
che nasce da un pensiero torbido
è seguita dalla sofferenza,
come la ruota del carro
segue lo zoccolo del bue.

siamo ciò che pensiamo.
tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
ogni parola o azione
che nasce da un pensiero limpido
è seguita dalla gioia,
come la tua ombra ti segue,
inseparabile.”

Happy Birthday

IMG_7348_Fotor6

un anno fa, oggi, ho pubblicato il mio primo articolo su questo blog e le foglie iniziavano a liberare colori favolosi e sorprendenti.
mi sono documentata sui motivi per cui una foglia modifichi il proprio colore, anche con tonalità diverse all’interno della stessa, a volte con colori del tutto diversi. e sapere che “il colore della foglia è sottrattivo” non ha per nulla tolto la magia di questo spettacolo, anzi, l’ha elevato.
e poi c’è anche lui… osmanthus… in questo periodo dell’anno il suo profumo mi inebria i polmoni e le vene, passando dalle narici e da tutti i pori della pelle. mi arriva in un miscuglio buonissimo al sapore di vaniglia e agrumi e pesca. dolce e zuccherino. uno degli odori della natura più buoni per me, non legato al mio passato né ai miei figli. lo sento nell’aria, lo fiuto, e mi viene da chiudere gli occhi e assaporarlo, quasi come gusto più che odorato. e mi perdo nell’incanto.

un anno fa ho iniziato a scrivere con l’entusiasmo di un bambino, quando inizia a costruire un gioco gigante delle lego, e parte dal pezzettino più piccolo, col cuore che batte perché sa dove può arrivare il suo progetto, il suo impegno, i suoi sforzi… e man mano che va avanti col lavoro, si rende conto che non è tutto lì, che l’idea iniziale può venire stravolta, cambiata, modificata, arricchita, ampliata…
per quanto ci siano nel percorso burrasche, tempeste, perdite, negatività, posso stare certa che se io ci sono, se rimango presente, se mi riallineo a me stessa ogni volta che ne sento il bisogno, se riprendo il nord, la mia strada può procedere per il verso giusto. perché è quando ci allontaniamo da noi stessi che tutto appare più faticoso.
e io voglio esserci, perdermi e ritrovarmi. anche qui, nel blog.

sono molto felice di esserne l’autrice, di scrivere nero su bianco pensieri a volte liberi, a volte aggrovigliati. molto felice di condividere con voi le mie parole, che a volte arrivano dirette e a volte fanno dei giri immensi prima di chiarirsi. molto felice del cielo sopra la mia testa e di quello dentro di me, quando è limpido e quando è oscuro. felice per chi mi legge, mi segue e mi apprezza. felice per tutta la mia imperfezione umana, che anche attraverso questo blog vorrei lasciare ai miei figli.

in questo anno, ho conosciuto persone importanti e belle davvero, e sono convinta che non sia un caso che mi siano state presentate dalla vita proprio in questo periodo, perché è solo quando apro il cuore e la mente che sono pronta ad accogliere positivamente tutto quello che la vita mi offre. perché la vita è piena di meraviglie.
la vita è il paese delle meraviglie!

thanks

Sisters

IMG_7258_Fotor2_Fotor00

a volte mi guardo allo specchio e mi sorprendo sempre dei cambiamenti della mia faccia, spesso stanca, a volte luminosa, qualche volta assente, alle volte trasparente, talvolta ridente…
e quando mi capita di guardarmi la pelle che rimane scoperta in alcuni periodi dell’anno… mani, braccia, gambe, piedi… le mie mani mi parlano, le rughe mi accompagnano e mi fanno venire in mente – immediatamente – il ricordo dell’immagine delle mani di mia mamma, a come glie le ho sempre viste: grandi, dure, poco femminili, aperte. a quanto si somigliano, le mie e le sue, sempre più.
io e lei abbiamo trent’anni di differenza e fisicamente io non l’ho mai vista “vecchia”, a differenza delle mie figlie che già da tempo mi dicono carinamente che sono “vecchia, brutta e cattiva”. lei è sempre stata bella per me.
nella mia pelle che invecchia, con naturalezza, che perde elasticità e tonicità e che si colora di tonalità nuove, io rinnovo il legame con mia mamma e con la mia personale storia e uno sguardo sereno e positivo verso i miei figli e il futuro, e, in fondo, un senso a tutto.

e soprattutto, guardando le mie mani, mi ricordo del laccio fraterno, unico e indissolubile, che ho con le mie fantastiche e diverse e lontane e difettose e meravigliose sorelle! a quanto siamo distanti e a quanta fatica ci sia nell’avvicinarci l’una all’altra. ma allo stesso tempo, quanta naturalezza avverto quando ci riusciamo. quando semplicemente in un abbraccio o in una parola, ritroviamo quell’istinto ingenuo e innocente che ci accomuna (volenti o nolenti) fin da quando eravamo bambine, quando litigavamo senza rancori, quando sapevamo di esserci anche se non volevamo.
noi tre non siamo mai state sorelle amorevoli o affettuose o premurose le une con le altre, eravamo poco interessate alle vite delle altre, poco aperte, anche, tra di noi. stessi principi, stessa educazione, strade simili… ma un’incapacità di fondo di specchiarci tra di noi… e questo mi ha fatto rattristare in vari momenti della mia vita, per poi scoprire – di nuovo- che il cambiamento deve partire da me. che se lo voglio mi devo impegnare, con fatica o semplicità, partendo dal principio o dalla fine, arrivandoci da sotto oppure da sopra, facendo la mia parte.
e oggi, dopo molti anni di allontanamento, le ritrovo. e capisco che il legame che avevamo prima non è paragonabile per attenzione e intensità a quello più faticoso ma migliore che c’è oggi. e ciò che credevo spezzato da tempo, in realtà, è più forte e ricco di prima.

so che qualcosa c’è e che insieme lo vedremo spuntare.

IMG_4114_Fotor4

 

thanks sisters!

Change

il guerriero si sveglia

all’orizzonte, il limite tra Cielo e Terra si stempera. all’orizzonte, è impossibile discernere.
hai vissuto in uno stato irreale. la tua esistenza si è svolta in un modo inesistente. manchi di basi. aleggi nell’aria. per tutto questo tempo hai vissuto pensando che le cose andassero in un certo modo. hai agito di conseguenza, e questo è giusto.
tuttavia, sul Cammino della Conoscenza, il Guerriero deve penetrare sempre più in profondità se stesso e la sua vita. sul Cammino della Conoscenza il Guerriero deve morire per poter rinascere con una muova illuminazione. 
è tempo di svegliarsi.
improvvisamente ti sei accorto della fragilità delle tue convinzioni. quelli che prima erano i tuoi pilastri adesso sono soltanto vaghe vestigia. l’Onnipotente ti ha giocato il vecchio tiro, togliendoti la sedia su cui ti apprestavi a sederti come tutti i giorni. ti sei fatto male, hai provato dolore, e anche questo è bene. se fossi caduto sul morbido non ci avresti neppure fatto caso. ma la verità è che sei atterrato in un’altra realtà. sei sconcertato, la tua coscienza è annebbiata. non capisci nulla dell’accaduto.
il dolore acceca. anche se ora non lo capisci, quello che ti è successo è meraviglioso. 
non sei più lo stesso di qualche minuto fa e, se sarai abbastanza saggio, non tornerai più a esserlo. altre questioni ti interesseranno adesso, altre montagne ti si presenteranno da scalare. altri demoni dovrai fronteggiare, altri fratelli ti cammineranno accanto.
vivi la tua nuova vita, guarda con occhi nuovi. 
tuttavia, preparati a rinascere.
di nuovo.

IMG_4692_Fotor2

Quando si chiude una porta e si apre un portone

la vita, si sa, apre e chiude porte, costruisce e distrugge muri, aggiunge o toglie scalini, illumina e oscura, a volte sorregge e altre volte schiaccia.
come viaggiatore, mi sento di dover essere grata alla vita. grata ai compagni di viaggio, agli amici e ai nemici, a chi mi ha accolta e a chi mi ha rifiutata, a chi mi ha compresa e a chi mi ha giudicata. grata anche a me stessa, per quelle volte in cui sono fuggita e per quelle volte che invece ho tenuto duro. per quelle volte in cui ho creduto in me stessa e quelle volte in cui mi sono vista inadatta. per la mia imperfezione e la stessa perfezione. per le risate e i pianti. per la voglia di esserci e per la capacità di sbagliare.
se le cose che ho imparato in questi anni si possono contare sulle dita delle mani, il numero degli errori che ho fatto cresce esponenzialmente… perché anche io, come Tiziano, imparo lenta e sbaglio veloce.
l’educazione dell’errore fa parte di molte realtà: famiglie, scuola, comunità… e anche io sono cresciuta con la paura di sbagliare, di essere sbagliata e di dover essere o fare qualcosa per piacere agli altri. e ciò mi ha portato molta sofferenza e molta tristezza. e questo retaggio me lo sono portata dietro per moltissimi anni, con lo zaino che pesava e con l’incapacità di capire (neanche di essere, ma proprio di capire) chi fossi e cosa volessi fare e dove volessi andare. e le maschere si susseguivano una dopo l’altra. e più mettevo maschere, più mi sembrava di averne bisogno. e lo zaino pesava.

abbiamo bisogno di qualcuno che ogni tanto ci dica: “sei magnifico, ragazzo mio. ben fatto. molto bene”. e non dimenticatelo: se ne abbiamo bisogno noi, ne hanno bisogno anche i bambini. sarebbe ora di smetterla con questa storia dei ventisette errori. errore. errore. errore. errore. errore. restituire i compiti con tutti i segni di “errore”. non sarebbe meglio segnare le cose che vanno bene? “hai messo due cose che vanno bene, johnny. bravo!”. non sarebbe meglio far sapere ai bambini che possono far bene qualcosa, e partire da lì?

r. l. Laing ha detto: fin dal momento della nascita, tu vieni programmato per diventare un essere umano, ma sempre secondo la definizione della tua cultura e dei tuoi genitori e dei tuoi educatori. e la cosa più orribile è che ci lasciamo agganciare da questo programma, e incominciamo ad identificarlo con noi. sul nostro “io” si ammucchiano migliaia e migliaia di cose, che in realtà non sono “noi”, ma appartengono alle nostre famiglie, alla nostra cultura, ai nostri amici e cosi via. le prendiamo con noi e siamo disposti a morire per difendere quel “noi” e diventiamo apatici per non affrontare la sfida di un nuovo “io”.

ho letto tanti libri sull’insicurezza, sull’autostima, sulle paure, sul cambiamento…
finché è arrivata una persona un giorno che mi ha scritto “chi non sbaglia non vive!”
che sbagliare non solo è umano, ma è anche utile.
illuminazione

quante volte l’avevo sentito dire prima. quante volte ho provato a convincermene, ripetendolo nella mia testa, lavorando per crederci.
ma c’è un momento, sono convinta, in cui -per motivi sconosciuti- alcune parole arrivano dirette a una parte dentro di noi, una qualsiasi parte, e succede una sorta di illuminazione definitiva, che cambia radicalmente il nostro modo di pensare o di porci. qualcuno la chiama grazia… io preferisco illuminazione.
e da lì, ci si guarda allo specchio, e ci si abbraccia. un abbraccio infinito che dona una leggerezza mai provata e la consapevolezza che come noi ci siamo soltanto noi. e non dobbiamo cambiare per gli altri, ma solo se lo vogliamo veramente noi. per noi stessi.

Collage_Fotor1

thanks roby

Welcome

tra pochi giorni il mio principe inizierà a far parte della massa di bambini che entrano sorridenti e piangenti in quegli edifici chiamati “scuole”, ricchi di storia e legati alla più grande Storia passata. decenni di lotte per l’alfabetizzazione, battaglie per i diritti delle donne e dei bambini per la scolarizzazione obbligatoria. anni di politiche a favore e a sfavore, bilanci, tagli. accontentati e male accontentati, con figli o senza figli, a favore delle scuole private o pubbliche che siamo, tutti in questo periodo dell’anno ci accorgiamo che l’estate è conclusa (anche solo perché poco prima delle ore 8.00 il traffico si intensifica spropositatamente in vicinanza delle scuole!)

Collage_Fotor1

quando è nato il mio ultimo figlio, lontani ormai dai riti dalla chiesa cattolica, ho pensato e ripensato a quale tipo di festa di benvenuto potessimo fargli. e siccome volevo un benvenuto pubblico anche per lui, mi sono detta “fanno i matrimoni laici. magari fanno anche i battesimi laici?!” e forte di questa mia speranza ho preso un appuntamento dal sindaco del mio paese. quando mi ha ricevuta, mi ha detto: “non esiste questa cosa, non l’ho mai fatta né mai sentita. nessuno me l’ha mai chiesta e sono sicuro che nessuno dei miei colleghi omologhi abbia mai svolto un “benvenuto laico” per un bambino. ma se vuole, ci possiamo pensare su”.
detto-fatto! mi ha ricontattata l’assessore alla cultura e con lei abbiamo organizzato la festa, che si è svolta un sabato mattina in comune, con tanto di discorso del sindaco in tenuta ufficiale, sull’importanza dei bambini nelle società moderne e sul peso genitoriale per dare speranza alle nuove generazioni; sull’istruzione, sulla lettura, sulla cultura… c’erano confetti azzurri e palloncini e fiori e parenti e amici e bambini e festa.
ricorderò sempre il mio sindaco e tutto il suo staff per la disponibilità e l’apertura dimostrata. io avrò avuto la sfacciataggine di chiedere una cosa un po’ ardua, ma loro hanno avuto l’audacia di seguire la mia idea e di metterci la faccia!

questa è la poesia che hanno proposto per quell’occasione:

i figli sono come aquiloni,
passi la vita a cercare di farli alzare da terra.
corri e corri con loro
fino a restare tutti e due senza fiato.
come gli aquiloni essi finiscono a terra,
e tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni.
li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri che presto impareranno a volare.
infine sono in aria:
gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne
e a ogni metro di corda che sfugge dalla tua mano
il cuore ti si riempie di gioia e di tristezza insieme.
giorno dopo giorno l’aquilone si allontana sempre di più
e tu senti che non passerà molto tempo
prima che quella bella creatura spezzi il filo che vi unisce e si innalzi,
come é giusto che si sia, libera e sola.
allora soltanto saprai
di avere assolto il tuo compito.

Erma Bombeck

IMG_6985_Fotor4

il complimento più bello che mi abbiano mai fatto le mie figlie?
non ho alcun dubbio.
questo:
“mamma, tu non sei normale!”

grazie di cuore.